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Wer erfand das roulette

Wer erfand das roulette

Ecco allora che il significato dello slogan in tedesco diventa: In un luogo dove tutto va tradotto questo rischio aumenta proporzionalmente, diventando una fonte di equivoci per chi dimostra di non sapersi muovere nelle culture di cui le due lingue sono portatrici. Questi ultimi sanno bene che ogni lingua fa uso di parole specifiche, senza equivalenti in altre lingue. Come tradurre allora lo slogan pubblicitario di una nota marca di birra prodotta in provincia di Bolzano: Alla connotazione personale e affettiva di quella parola, se ne affianca infatti una apertamente collettiva e politica.

Se si vuole, un tradimento del testo originale: Traduzione spregiudicata quindi, ma a suo modo coerente ed efficace. In questo caso la versione adottata per il pubblico italiano degli istituti dice: E qui siamo davvero lontani dal richiamo del messaggio originale, che fa appello come ormai sappiamo soprattut Tradurre è anche tradire, come dicevamo. E anche qualcosa in più. Sempre ragionando sugli ultimi esempi proposti, si potrebbe ipotizzare che dietro alle scelte dei nostri traduttori si nasconda qualcosa di ancora più sottile e profondo.

Eppure nessuna di quelle possibilità è stata usata. Perché non hanno usato questi termini? La ragione deve essere cercata in un contesto extralinguistico, e cioè nelle diverse memorie collettive legate alla storia locale. Piuttosto improbabile tuttavia, perché in Austria e in Germania i telefoni pubblici funzionavano con le comuni monete. Altrimenti, di certo essi avrebbero avuto un nome per designarlo. Oltre a termini intraducibili, esistono termini che non vale la pena di tradurre. I puristi possono storcere il naso, ma resta il fatto che tali interferenze sono quanto mai indicative. È da notare che quelle dal tedesco in italiano stanno diventando sempre più frequenti in provincia di Bolzano, dove negli ultimi decenni la lingua della minoranza nazionale ha vissuto una vera e propria rinascita grazie alle specifiche norme di tutela introdotte dallo Statuto di autonomia.

Traduzioni, cultura e immagini Vi sono espressioni che diventano comprensibili solo conoscendo a fondo la realtà socioculturale da cui esse provengono. Prova ne sia un semplice esercizio proposto in corsi di formazione rivolti a insegnanti di lingua italiana e tedesca. Sono queste immagini che permettono di scoprire somiglianze e differenze tra le culture di cui le lingue sono portatrici. Anche se esse Vivere in una realtà come la nostra, dove le lingue si intrecciano, significa fare costantemente i conti anche con questo immaginario dietro alle parole, che è cosa assai più ricca e complessa della pura e semplice traduzione semantica. Traduzioni rifiutate Per mettere in evidenza un altro effetto sorprendente del contatto tra le lingue è il caso di fare menzione di un ricordo personale che riguarda mia figlia Martina, madre tedesca e padre italiano.

Aveva poco più di un anno, allora, e passava ore a giocare nel giardino di casa, dove tenevamo in un recinto alcuni conigli. Muovendo i primi passi, si dirigeva immancabilmente verso la rete. Osservava i conigli e allungava le mani per toccarli e prenderli in braccio. Fu durante uno di quei momenti che, dai suoni indistinti e affascinanti tipici della fase della lallazione, venne fuori una nuova parola, forse la prima che riguardasse il mondo esterno.

Quanto a me, ero pieno di teorie. Fu proprio quel rifiuto a provocare, in me, un effetto che definirei come un apprendimento di ritorno. È dimostrato infatti che i nuovi termini si fissano meglio nella nostra memoria quando siamo noi a scoprire il loro significato, sulla base di una perifrasi o di sinonimi o di altre forme di incoraggiamento. Quando invece ci viene suggerita bella e pronta la traduzione tendiamo a dimenticarla subito dopo averla usata. Diverso è invece il caso in cui il nostro interesse primario non è quello di apprendere, ma piuttosto quello di esprimerci — e di farlo nel modo più preciso possibile. Per spiegarci meglio ricorreremo a un esempio che già conosciamo.

Essa dice inoltre che questa immedesimazione è consapevole e cosciente, tanto da avere un nome specifico e assai ricorrente, che non ha equivalenti nella lingua italiana. Per chi si trova in questa fortunata condizione, la mancata traduzione è addirittura garanzia di una perfetta comunicazione. La cosa appare rassicurante per chi vive parlando esclusivamente una lingua. Magari, vivendo in Alto AdigeSüdtirol, ha spesso percepito come un peso o come un fastidio la sfida di confrontarsi sui due piani espressivi. Riferimenti bibliografici S. Baur, Le insidie della vicinanza, alpha beta, Merano Baur, R. Scritti sul Sudtirolo, alpha beta, Merano Lavori in corso.

Umberto Eco e Claudio Magris con i loro traduttori. Si è trattato di un secondo appuntamento un incontro analogo si è svolto nel a Trieste , quasi a voler ribadire che confronti fra autori e traduttori travalicano i confini di semplici consultazioni, volte a risolvere e dirimere questioni traduttologiche contingenti — a Pola si è discusso in primo luogo dei romanzi Alla cieca di Magris e La misteriosa fiamma della regina Loana di Eco.

Succede sovente che tali confronti suggeriscano ipotesi di lavoro più ampie, se non addirittura osservazioni teoriche sul tradurre. Che annotazioni a margine possano avere credito teorico e soluzioni, a prima vista provvisorie, statuto di scientificità, sembra essere accettato da molti addetti ai lavori, tanto più se a presiedere simili sessioni sono due protagonisti della letteratura e critica letteraria contemporanea che da anni a vario titolo si occupano di traduzioni vuoi perché traducono, vuoi — e molto più spesso — perché vengono tradotti e collaborano con i propri traduttori, vuoi, infine, perché elaborano in seguito le proprie osservazioni dando vita, in certi casi, a poderosi volumi.

Veronika Brecelj vive a Trieste, insegna nelle scuole slovene, traduce in sloveno testi filosofici e letterari. Eppure si traduce, e allora per rispondere alla domanda si potrebbe, forse, ricorrere al rigore kantiano e tentare di indirizzare il problema in questi termini: Dunque, se la questione diventa: Tradurre obbliga a scegliere, rinunciare, perdere, ma fa anche guadagnare, fa vibrare il testo di potenzialità nuove.

Ogni scelta, anche la più insignificante, mette in gioco calcoli di una complessità infinita: Che il livello ritmico di un testo debba essere assolutamente preservato, sembra essere convinzione comune degli scrittori. Per salvaguardare il ritmo, continua Eco, il traduttore E i traduttori? E, allora, prima di tradurre bisogna capire, interpretare, fare una scommessa, afferma Eco, sul senso di un testo. Un traduttore è un tuo interprete, ma un interprete di tipo particolare, che ti ha letto con attenzione spasmodica, che di solito conosce la tua opera meglio di te stesso — e che con le sue domande o le sue proposte ti convince che sovente un testo è più intelligente del suo autore, e cioè dice cose a cui tu non avevi pensato.

È difficile imbrogliare un traduttore. Non necessariamentre, replica Eco: Anzi, aggiungiamo noi, per essere ancora più rigorosi, non deve proprio modificarlo. Ma se, per ritornare alla questione dei falsi, alzando la posta, e seguendo il traduttore ungherese di Eco, Imre Barna, fossero falsi il carattere della traduzione, come pure i problemi che il traduttore abitualmente lamenta? Una traduzione non riguarda soltanto il passaggio tra due lingue, ma tra due culture, tra due enciclopedie, ribadisce la traduttrice russa delle opere di Eco, Elena Kostioukovitch. Anche nel tradurre semplici filastrocche che compaiono nel romanzo La Ogni gesto traduttivo è allora gesto interculturale.

Nelle dispute traduttologiche ricorre spesso, a tal proposito, la metafora della traduzione come viaggio: Già Goethe consigliava al traduttore di comportarsi come un viaggiatore, di adattarsi alle consuetudini di una diversa popolazione, assimilarne gli usi linguistici, la mentalità e i costumi. Secondo Eco il criterio dovrebbe essere flessibile per i testi moderni: Mantenere in tensione ambedue, suggerisce Magris: Ci sono piuttosto lealtà, onestà, rispetto, pietà. Abbiamo chiesto loro di raccontarci brevemente esperienze e problemi. È una donna a firmare. Si tratta di una lettera, e di una donna a una donna.

Madame de Maintenon scrive a Madame Brinon. Dice, insomma, questa donna, che al Re dona tutto. Sembrerebbe più conveniente scegliere la parola più comune, e insieme più generale, che porta in sé anche il senso più specifico, senza imporlo dove non emerge, o dove non funziona. Dando 1. Derrida, Donare il tempo , trad. Berto, Raffaello Cortina, Milano , p. Sicuramente questa seconda versione è più scorrevole. È forse anche più corretta e, in un certo senso, più appropriata: Perché farli tacere? Tornando, per il momento, alla scorrevolezza, è vero che si potrebbe fare anche di meglio.

Per esempio: Si tratta infatti della lettera di una donna a una donna. Le dice, in sostanza, che dà tutto al Re. Con un ultimo ritocco, si potrebbe tradurre anche la citazione iniziale. Eppure, anche dopo una certa distanza di tempo, dopo essermi esercitata ulteriormente nella traduzione, manterrei, ancora, la scelta iniziale. Nella traduzione italiana di Donner le temps, alla fine del passo citato compare una nota: Sembrerebbe dunque che, almeno per quanto riguarda la traduzione di donner, la scelta nasca da un ripiego: E il lettore è subito avvertito che quel passo impacciato in cui si è imbattuto non è solo un problema di avvio, di adattamento; al contrario, lo 2.

Ivi, pp. Non si tratta allora più tanto di un contenuto di pensiero, ma proprio del modo in cui il testo procede, della sua scrittura. Non occorre certo essere interessati al dono per ricorrere frequentemente al termine donner. Anzi, il suo rimando alla dimensione del donare risulta quasi sempre dimenticato. Ma cosa vuol dire questo rapporto della parola con il dono?

Derrida è convinto di no: Non lo sappiamo più. Ma se ogni parola è contaminata dal dono, allora ogni volta, quando utilizziamo le parole date o donate nella nostra lingua, non sappiamo davvero quello che diciamo. Derrida, Il tempo degli addii , trad. Soresi, Mimesis, Milano Ogni volta, in una traduzione, rimangono dei nodi irrisolti, su cui si deve ritornare.

Bisogna cercare di sciogliere questi nodi, di trovare una soluzione, se si vuole che il testo tradotto scorra, funzioni, parli nella nuova lingua. Si tratta, in genere, di scegliere, tra diverse possibilità, la parola più appropriata, o di ricorrere, se necessario, a un giro di parole. Ma succede più volte che, in questo sostare sulle parole, si scopra come già nella lingua originale esse risultano meno chiare di quanto si è portati a pensare, debordano dal loro significato corrente. Spesso la loro familiarità nasconde rimandi che passano inosservati: È come se, nella parola, restasse qualcosa di eccedente rispetto al suo significato usuale, qualcosa che la sottrae a una piena comprensione: Nella familiarità della parola donner, il rimando al dono è talmente affievolito 6.

Derrida, Il segreto del nome , trad. Garritano, Jaca Book, Milano La letteralità della traduzione intensifica, in questo caso, quel richiamo continuo del dono che proviene innanzitutto, in francese, dal ritmo del testo. Quel che la traduzione non deve perdere è proprio, paradossalmente, questa intraducibilità.

La scrittura di Derrida insiste volutamente su questo resto, e insieme ne è ossessionata. Tradurre Derrida significa dunque scontrarsi in primo luogo con una serie di sfide alla traduzione che derivano da una strana proprietà della lingua: Derrida svolge già, nella propria lingua, il compito del traduttore: Ogni testo è un percorso singolare, irripetibile, che procede con un passo del tutto particolare.

Accompagnare quel cammino significa necessariamente deviare rispetto a esso, sfalsarne il ritmo mentre si tenta di riprodurlo. Cosa dice quella frase? Ma cosa succede quando scriviamo parole come temps, donner, reste? Non mettiamo in gioco qualcosa che sfugge al nostro controllo e alla nostra comprensione? Non diciamo di più di quello che intendiamo dire? Come se il discorso non scorresse mai via del tutto, appena facciamo attenzione alla lettera: La frase è preceduta da due parole, scritte in corsivo, unite e separate da un trattino.

Se, per figura, questi luoghi metaforici sono le lingue prese nella loro pluralità, il passe-partout permette di entrarvi e di uscirvi. Derrida, La verità in pittura , trad. Pozzi, Newton Compton, Milano , p. Come dire della sua comunicabilità. Qui sembra che il Lo stesso scenario metterebbe in scena un altro quadro e un altro movimento di cornice, quello di una pars de costruens, con cui la decostruzione si dispiega quale discorso filosofico performativo. Ora, le parole-chiave vengono utilizzate da Derrida con lo scopo di far vedere quando e come esse non funzionano a partire dal codice in cui compaiono in quanto significative.

La decostruzione rielabora le regole del funzionamento generale dei codici linguistici per evidenziare quei casi che, nella loro apparente eccezionalità, non si assoggettano al logocentrismo e alla sua economia simbolica. Non si tratta solo di percorrere, dunque, la 2. Restituire il carattere di sogno e di fantasma al senza fondo del discorso e del testo, svelandolo al contempo come sogno o fantasma, è il compito che Derrida pare attribuire al traduttore ovvero, sempre, a se stesso. Con Benjamin, ma anche oltre lui, Derrida si assume un compito che è un rischio e un pericolo, in quanto si tratta di percorrere, traducendo, il bordo del senso. Questo pericolo da correre è la sua follia.

Derrida mette alla prova alcune pagine del Mercante di Venezia di Shakespeare fornendone una traduzione che è anche un commento. Derrida avanza tre giustificazioni per la sua traduzione. Questa dimensione qui viene appunto evocata da un gusto della giustizia che si perde nella logica e nella retorica impiegate da Porzia nella sua arringa. E perché rievocare 7. Fortleben e Überleben. E, forse, della sopravvivenza come salvezza salut. La retorica della grazia impiegata con sagacia da Porzia ha uno scopo preciso. La traduzione rilevante ci farebbe udire questo altro senso che abita il logos, istanza resistente alla sua economia e alla sua scaltrezza.

Di quale singolarità si tratta, dunque? Che la parola relève cade, per la prima volta, in un discorso sul segno in Hegel e, particolare non trascurabile, quando ne va del senso di un simbolo. Se con Hegel si attribuisce al segno il valore di piena trasparenza del senso in una veste che gli è perfettamente adeguata, allora il simbolo non è ancora segno da parte a parte, non è giunto a perfetta adeguazione a sé; piuttosto, è il nucleo germinale del segno, un segno-prima-del-segno, un non-ancora-segno che è al tempo stesso un divenire-segno. La letteralità del simbolo, nella prospettiva hegeliana, promette dunque una Vollendung che si realizza nel logos filosofico come chiusura circolare, ritorno della parola a sé nella sua piena trasparenza di senso.

Occorre che la piramide cessi di essere monumento e possa diventare libro affinché lo spirito custodito nella cripta possa liberarsi. La condanna del simbolo e, con essa, di tutte le forme di linguaggio che vi fanno ricorso come i geroglifici egizi e gli ideogrammi cinesi si rende legit Sulla funzione di pivot del passaggio compiuto da Derrida attraverso la semiologia hegeliana rimando al saggio di P.

Come a dire in una traduzione adeguata del movimento dello spirito. Oppure il limite, obliquamente, di sorpresa, riserva sempre un colpo in più al sapere filosofico? Tra queste due affermazioni, la rovina della lingua come Uno, culminante nella sua babelizzazione, sancisce anche la fine della traduzione nel suo continuo rilancio. Derrida, Timpano, in Margini della filosofia , trad. Iofrida, Einaudi, Torino , p. Derrida apparteneva ancora alla generazione di filosofi per cui il tedesco era una lingua magica, e largheggiava; mi sembra ancora di sentirlo quando leggeva: Freud, Nietzsche, Heidegger, Husserl.

Geschlecht, Nachschrift, Traumdeutung. Adorno, Minima Moralia, Suhrkamp, Frankfurt a. Solmi, Minima Moralia, introduzione di L. Ceppa, Einaudi, Torino , p. Chiaramente no. Bene, beccati questo. Facioni, Glas, Bompiani, Milano , p. Differenza, diaferenza, anche direzione si propose nel convegno a cui alludo. Blocchi di ghiaccio alla deriva nel mare, pericolosissimi per le navi, e ora sempre più numerosi a causa del riscaldamento del pianeta. Gioco di parole intraducibile. In tedesco nel testo. Tranne che, devo confessarlo, mi sembra che non ci sia un solo filosofo, da Platone a Nietzsche, che, avendone avuta la possibilità, abbia rinunciato alle battute.

Per esempio un esempio a caso? Derrida non riusciva a non ridere, e difatti si chiedeva da quale parte della Foresta Nera avesse mai incontrato una scimmia. Ma si rideva di Heidegger, non con lui. E poi ci si incominciava a preoccupare. Deuticke, Leipzig-Wien ; trad. Daniele e E. Forse la scelta di questo termine allude alle frequentazioni freudiane di Derrida. In inglese nel testo. Equivale in buona sostanza al Witz. In castigliano nel testo. Equivale in buona sostanza al wit. In francese nel testo. Equivale in buona sostanza alla agudeza. In italiano nel testo.

Entrambe in Ecce homo. Normalmente tradotto con Che cosa significa pensare. Ma è anche possibile la traduzione A cosa chiama il pensiero?. Questa riflessione, che. Torniamo a Jacques. Dunque, il traduttore fedele alle associazioni aveva ragione di tradurre fin dove poteva, e poi di farcire di note del traduttore. Entro certi limiti, era un gioco calcolato. Al lupo! Per il contesto di questi riferimenti, e per la poetica che vi è sottesa, cfr. Ferraris, Ermeneutica di Proust, Guerini, Milano Non sfuggirà a chi legge la perniciosa tendenza dello scrivente a mettersi sullo stesso piano di Derrida, a creare parallelismi pazzeschi o comunque fuori luogo.

Derrida, Des tours de Babel [glielo avevo suggerito io di tenere il francese, trattandosi di un gioco di parole intraducibile], trad. Il testo sulla traduzione intraducibile è stato ovviamente tradotto in spagnolo, inglese, tedesco, e in molte altre lingue. È per esempio immaginabile che Goebbels avrebbe riso di Bananas? Non è chiarissimo il richiamo a quel luogo in questo contesto. Io credo che nella decostruzione non vi sia che transfert: Derrida, Memorie per Paul de Man.

Derrida nasce in Algeria nel in una famiglia di origine ebraica. Nel il Decreto Crémieux concede la cittadinanza francese agli ebrei nati in Algeria. Fummo ostaggi dei francesi, permanentemente [ Berto, Raffaello Cortina, Milano , pp. Parliamo una lingua, una sola, che per essenza non ci appartiene: Molteplici pieghe sembrano annunciarsi. Quanti gesti e movimenti questo atto richiede? Come abitare questa lingua che. La lingua non appartiene a nessuno. Certo non a chi se la vede imporre, ma nemmeno a chi se ne crede proprietario: A questo primo movimento di appropriazione, Derrida fa seguire una sorta di contro-movimento, un effetto di rivoluzione, o liberazione emancipatoria che prende la forma di una riappropriazione, un desiderio di vendetta nei confronti di questa lingua che non si ha.

Come abitare allora questa lingua folle che mi fa parlare senza appartenermi? Ebbene, dice Derrida, abitandola in modo improprio. Ecco allora la piega in cui si iscrive lo snodo stesso che lega una situazione idiomatica storica e singolare quella di Derrida con una struttura a priori che tale singolarità ri-marca. Derrida, B. Stiegler, Ecografie della televisione , trad. Piana e L. Chiesa, Raffaello Cortina, Milano , p. Ecco la sua follia: Al cuore della lingua, e della sua legge, dimora dunque una follia.

E questa divisione farà ingelosire, e farà sognare e desiderare di scrivere e tradursi in esso. La lingua è attraversata da una doppia piega differenziale. Non è possibile, allora, alcun metalinguaggio: Si annuncia qualcosa dentro la lingua che appartiene al fuori. Essa non è propriamente una lingua perché non esiste, è piuttosto 9. Non se ne esce dalla lingua. Al contrario, si tratta di tradursi in essa, nello spazio disconnesso della sua non identità a sé. Piega differenziale, o différance, che ri-marca il monolinguismo a partire da una memoria immemoriale e ipermnesica di una lingua mai stata, mai stata presente, perché impresentabile.

Possiamo donarle il suo e nostro altro. Possiamo graffiarla, per questo, mostrando lo scarto e la non tenuta del suo essere presente a sé. Come la legge, come la madre, la lingua è folle. Folle di sé, della sua divisione. E la scrittura onora la linguamadre trasformandola, facendola parlare altrimenti, ovvero rimarcando in essa le pieghe della sua stessa scissione. Parlare è il continuo tradursi nella divisione della lingua sempre unica, ma mai una. Le lingue non si contano, dice Derrida. Esse sono sempre, ogni volta, più di una. Sempre in traduzione. Paul Celan, poesia e pensiero, mette alla prova i suoi traduttori.

Ein Mann wohnt im Haus der spielt mit den Schlangen der schreibt der schreibt wenn es dunkelt nach Deutschland dein goldenes Haar Margarete [ Celan, Sotto il tiro di presagi. Poesie inedite , trad. Ranchetti e J. Leskien, Einaudi, Torino Tutte le traduzioni da Celan presenti in queste pagine sono di chi scrive. Nato a Czernowitz in Bucovina il 23 novembre e morto suicida a Parigi intorno al 20 aprile Nel , nella sua raccolta più celebrata, una poesia recava scritto: Béguin, Garzanti, Milano , p.

Bianchi, Sansoni, Firenze , passim. No Comments. Posted by Hailey in Roulette on April 22, Das Roulettespiel wird häufig in Glücksspiele wie Video Slots oder Keno aufgenommen, weil nach ein paar Leute es absolut willkürlich ist. Obwohl, wenn man mit Leuten, die ihre Zeit verwendet, um ein Roulette-Rad Rekord reden, werden sie Ihnen sagen, eine ganz andere Geschichte. Roulette kann entweder als ein Spiel des Zufalls oder ein Spiel der Fähigkeit beschrieben.

Wir können eine solche Bewertung, weil die Gewinnchancen bei Roulette-Rad zu ziehen, hängt von den Händler oder Croupiers, die das Durchdrehen der Räder. Wenn Sie ein erfahrener Spieler sind, werden Sie fast alle Casinos bemerkt haben, ein Brett, das leuchtet, um die Zahlen in der Reihenfolge ihres Auftretens angezeigt. Sie werden auch sehen, dass die Zahlen auf der rechten Seite rote Zahlen und die Zahlen auf der linken Seite haben, sind schwarze Zahlen, und wenn Sie beobachten, jede in der Mitte, das sind die Nullen sind. Möglicherweise können Sie bestimmte Muster zeigt sich vor Ort, zum Beispiel acht oder 9 schwarz-Nummern von ein paar roten Zahlen, konstante gerade oder ungerade Zahlen oder einer Ausführung eines stellige Zahlen gefolgt.

Wenn es scheint, jede Logik überhaupt, das Rad der crazyness Ihnen ein faires Spiel von roulette zu erhalten werden kann. Es ist alles auf, was Sie wollen, spielen auf. El juego de la ruleta es incluido frecuentemente en los juegos de suerte, como las de video o keno porque de acuerdo a unas pocas personas, es absolutamente arbitrario. Ruleta puede describen como un juego de azar o un juego de habilidad. Podemos extraer una valoración, ya que ganar en la ruleta depende del distribuidor o crupieres que girar la rueda. Puedes echar un vistazo a ese signo y ver si la rueda de la ruleta en esta casa de apuestas, en este momento dado, es un juego de azar o casi seguro un juego de habilidad.

Si no parece haber ninguna lógica en absoluto a la rueda de la locura que puede conseguir un juego limpio de la ruleta. Si usted quiere apostar o no realmente depende de los estilos de juegos que te gusta. Es todo se reduce a lo que usted desea apostar en. Il gioco della roulette è spesso incluso nei giochi di fortuna, come video slot e keno perché in base ad un qualche gente è assolutamente arbitraria. Anche se, se si parla con la gente che usa il proprio tempo per registrare una roulette, ti raccontano una storia completamente diversa.

Siamo in grado di operare una tale valutazione perché vincere alla roulette dipende dal rivenditore o il croupier che gira la ruota. Avrete anche visto che i numeri sul lato destro sono rossi i numeri ed i numeri sul lato sinistro sono neri numeri e se si osservano qualsiasi in mezzo, questi sono gli zeri. Potete dare un'occhiata a questo segno e vedere se la ruota della roulette in questa casa di scommesse, in questo momento, è un gioco d'azzardo o quasi certamente un gioco di abilità. Potreste essere in grado di individuare la visualizzazione di alcuni modelli, per esempio otto o 9 numeri neri seguito da un paio di numeri rossi, costanti numeri pari o dispari o una corsa di un numero di cifre.

Nelle case tradizionali scommesse, si trovano sia coerente o una ruota di una tonnellata di incoerenza. Se si vorrà puntare o non è veramente affidamento sugli stili di giochi che ti piace. Le jeu de roulette est souvent inclus dans les jeux de hasard tels que les machines à sous vidéo ou le keno car, selon quelques personnes, il est absolument arbitraire.

Bien, si vous parlez avec des gens qui utilisent leur temps d'enregistrer une roulette, ils vous racontent une histoire totalement différente. Roulette peut décrit comme un jeu de hasard ou un jeu d'habileté. Nous pouvons tirer une telle évaluation parce que gagner à la roulette dépend du revendeur ou croupiers qui font tourner la roue. Si vous êtes un joueur accompli, vous aurez remarqué presque tous les casinos ont un conseil qui s'allume pour afficher les numéros par ordre d'apparition.

Vous aurez également vu que les nombres sur le côté droit sont de couleur rouge numéros et les numéros sur le côté gauche sont en noir et numéros si vous observez un au milieu, ce sont les zéros. Vous pouvez jeter un oeil à ce signe et de voir si la roue de roulette à cette salle de paris, à ce moment donné, est un jeu de hasard ou presque certainement une petite partie de la capacité. Vous pourriez être en mesure de déceler certaines tendances montrant jusqu'à, par exemple huit ou 9 numéros noirs suivie par un couple de chiffres rouges, constant nombre pair ou impair ou une course d'un chiffres.

Si il semble y avoir une logique du tout à la roue de folie, vous pouvez obtenir un jeu de roulette équitable. Tout est basé sur qui tourne la roue et on ne peut jamais acquérir cette connaissance quand vous misez sur la roulette sur le net. Vous avez aussi souvent trouver un jeu en ligne qui a une sorte de régularité, bien que ce qui est anormal. Dans les maisons traditionnelles de paris, vous trouverez soit une roue conforme ou d'une tonne d'incohérence. In particolare, mi auguro che, in futuro, tutte le donne del mondo potranno mangiare pesce proveniente dalle acque locali, senza correre il rischio di danneggiare lo sviluppo dei loro figli.

Für die Zukunft hoffe ich vor allem, dass alle Frauen auf der ganzen Welt den Fisch aus den Gewässern in ihrer unmittelbaren Umgebung essen können, ohne einen Schaden für die Entwicklung ihrer Kinder befürchten zu müssen. Fisch aus den Gewässern in ihrer unmittelbaren Umgebung essen können, ohne einen Schaden für die Entwicklung ihrer Kinder befürchten zu müssen. Che ne è stato poi del Was wurde aus dem Fischlokal , das du geplant hattest? Fischlokal , das du geplant hattest? Penso che hanno inventato il termine "pesca sostenibile" per non farci avere dei rimorsi nel mangiare pesce e per continuare a pescare negli oceani. Den Begriff "nachhaltige Fischerei" erfand man wohl, damit wir ohne schlechtes Gewissen.

Infine, signor Commissario, vorrei citare un proverbio spagnolo, adatto, secondo me, alla discussione odierna e che dice: Perché continuiamo a sentire frasi come "La vita è troppo corta per mangiare pesce d'allevamento", oppure "Pescato, certo! Fisch zu züchten", oder "Aus dem Meer - natürlich! Non mi piace mangiare del pesce con molte lische. Ich esse nicht gern Fische , die viele Gräten haben. Abbiamo bisogno di un marchio che sia chiaramente comprensibile, se vogliamo sentirci a posto con la nostra coscienza e mangiare buon pesce.

Per esistere non le serve altro che scriversi. Il riferimento non è logocentrico. Sono prodotti di scrittura sia il silenzio sia la cancellazione della traccia scritta — come ha insegnato Derrida. Ma è scrittura il legame sociale stesso, quello per esempio che si scrive con il voto alle elezioni. Prima che su carta dovevo inscrivere il mio testo nel tessuto sociale del transfert collettivo verso la psicanalisi, innanzitutto nel transfert dei giovani. Le istituzioni classiche della psicanalisi lo sanno bene e meglio di me.

Sono tutte pratiche di conformazione, per non dire di conformismo, affatto esterne al vero sapere psicanalitico, quello che sa ridurre il dolore psichico. Allora, se la psicanalisi è scrittura,13 è tutto chiaro. La tesi è autenticamente freudiana. Nel capitolo VII della Traumdeutung Freud disegna un modello di apparato psichico come scrittura polistratificata. Per produrre nuove traduzioni di Freud non resta che inventare nuovi legami sociali, alternativi a quelli istituzionali. E non penso, come il mio direttore editoriale, a qualche lobby. Non parlo di istituire una qualsiasi contro-lobby. Ho in mente la trama del tessuto sociale che alimenta la pratica psicanalitica autentica, quella sorta di divenire epistemico che, come il fiume eracliteo, bagna le istituzioni analitiche e a cui esse si abbeverano prosciugandolo e a volte inquinandolo.

Confido in un evento che prima o poi si verificherà. Prima o poi alcuni giovani scienziati, indipendentemente dal campo in cui operano — saranno fisici, chimici, biologi, matematici, psicologi o sociologi — si accorgeranno di Freud. A questo proposito Freud parlerebbe di fattore economico o quantitativo. Sul punto non posso dilungarmi qui. E cominceranno a praticarla, cioè a scriverla, senza necessariamente passare per i riti di indottrinamento di questa o quella istituzione, di questa o quella scuola. Ma lo schematismo istituzionale non sa nulla di procedure scientifiche. Il riferimento è alla famigerata passe, inventata da Lacan nella sua scuola: I riti conseguono alla struttura, non la fondano.

Tertium datur? Forse, ma si dà per una porta stretta. Note sul legame sociale epistemico, in M. Lodovichi e A. Freud avrebbe parlato di Kulturarbeit. Addirittura e paradossalmente non vi sarebbero testi da tradurre. Diventando epistemica, la funzione del tempo si soggettivizzerebbe. Perdendo le caratteristiche di tempo cronometrico e spazializzato di marca positivistica, sarebbe il tempo stesso a inaugurare per il soggetto uno spazio epistemico nuovo, chiaro e distinto.

Conscio, Preconscio e Inconscio, i cui termini estremi restano indefiniti. La psicanalisi funzionerà come tutte le altre scienze, senza maestri, veri o supposti. E come nelle scienze, anche nella psicanalisi non ci sarà problema di traduzione. O meglio, essendo scomparsi i testi dottrinari, ci sarà il normale problema di traduzione di testi scientifici, letterari e filosofici, eventualmente corretti e rivisti. Nuovo e antico, cioè cartesiano. La quale propone una concezione di falso, non come contrario del vero, ma come sapere imperfettamente saputo. La nozione di insieme è indefinibile, pena incorrere in antinomie. Ma la nozione di insieme è feconda di teorie.

Paulo Barone. Michele Ranchetti. Wittgenstein, Celan, Freud, Rilke. Non credo, o almeno, non lo so. Questa avvertenza vale anche per la critica letteraria. È molto ben detto, ma per me sin troppo. Per me, il tutto è più semplice, o diciamo, meno consapevole. Preferirei ricordarmi il significato della parola tradurre: Mi viene anche in mente che quando si dovrà pesare un oggetto qualsiasi si dovrà sottrarre la tara.

Uso a proposito figure rozze, e materiali, perché continuo a imbattermi in traduttori e critici che invece di contemplare i bronzi di Riace restituiti alla loro forma originaria, rimpiangono tutte le incrostazioni alghe, conchiglie, coralli ecc. Ne riassumo brevemente i contorni. Le traduzioni diverse di alcuni termini, non necessarie, forse, ma certo non scandalose e insensate, volevano anche essere un piccolo contributo alla verità elementare che i termini adottati in ogni versione sono termini provvisori, passibili di sostituzione e Questo rischio di intoccabilità ha riguardato anche Freud, rimasto fisso nella sua opera omnia alla cui costruzione in lingua italiana non è intervenuto nessuno, davvero nessuno, della Società psicanalitica italiana che ora ritiene quella versione sua proprietà e suo bene inalienabile.

I primi due volumi sono stati accolti dalla stampa come offese alla divinità quale si era palesata in alcuni termini: Affekt, Verdrängung ecc. Ma di questi materiali nessuno si è accorto, preferendo accanirsi su alcuni reali errori di stampa e su alcune traduzioni discutibili. Mi sono chiesto se la violenta ostilità con cui è stata accolta la nuova iniziativa dipendesse dalle varianti nella traduzione, e come mai questa ostilità ricevesse un simile consenso. Era, è una questione di traduzione? Davvero ne dubito. Del resto, la stessa concezione di opera omnia è, secondo me, un assurdo o almeno una cattiva abitudine che favorisce la costruzione di monumenti ad autori defunti o prossimi a morire, dato che un bel monumento alla memoria, stavo per dire un bel meridiano, non si nega a nessuno.

Sa anche che il suo tentativo, sempre destinato a fallire, è storico, ossia è connesso al suo tempo, al tempo della sua presenza al mondo che è, comunque, breve. Nessuna traduzione sfugge alla storia, che è anche storia della lingua. Ogni classico esige di venire ritradotto, se lo si vuole leggere e capire. Non so bene perché, ma mi vengono in mente coloro che si lamentavano a Cana che il vino fosse di qualità scadente o in altra occasione che il pesce non fosse fresco: Non credo, poi, rispondendo a una sua riflessione intelligente, che il pensiero psicanalitico sopravviva ormai fuori di sé. Certo, non sopravvive nella posta del cuore e degli affanni, in cui si cimentano molti psicologi di successo pronti a ricondurre in un sufficiente equilibrio di sopravvivenza aziendale i loro pazienti epistolari, e neppure nelle enciclopedie del sapere psicanalitico.

Continuo a credere e a desiderare che la grande interrogazione conoscitiva di Freud e dei suoi confratelli sia ancora necessaria, o, meglio, abbia ancora un senso, e questo senso sia presente e rintracciabile nella storia della psicanalisi, che è anche una storia interrotta, più che esaurita. Credo, infatti, che si debba restituire alle traduzioni il loro compito, che è quello di consentire, a chi non possa leggere i testi nella loro lingua originale, la possibilità di leggerli: Ma non di più.

Quel lupo è diventato un animale domestico portato a passeggio nelle redazioni dei rotocalchi. Ma non si tratta di questo. Come e quanto possono disseminarsi i compiti del traduttore? Chi vi è implicato? Quando cominciamo a tradurre? Si tramandano leggende su una Olivetti lettera 22, con su un foglio di una traduzione di Husserl, rotolata giù e disperatamente inseguita per la collina torinese.

Un lavoro dunque consapevolmente fatto per motivi diversi da quelli di una. Si trattava piuttosto di un esercizio — di lingua e di pensiero — che non aveva, almeno nelle intenzioni, niente di dilettantesco, essendo accompagnato da un senso di necessità. Il traduttore per caso, infatti, non è colui o colei che traduce per uso o piacere privato un testo: Se non cede, forse incontrerà per la prima volta il suo autore e il suo testo, come in gran parte ignoto, intraducibile, ma in fondo nato a nuova vita.

Un ri-fare, ri-petere a cui corrisponde una partecipazione e una condivisione emotiva e cognitiva di tipo molto particolare. Il lavoro del traduttore non produce dunque né opera, né risultati, la sua qualità sta esclusivamente nella sua attuazione, nel suo farsi. Questi termini non alludono Il mio sguardo vagava su quelle parole strane senza sapere dove posarsi.

Da Lettere a una professoressa, della Scuola di Barbiana Mi sembrava fosse Cicerone. Ho cercato su Google e ho ritrovato il passaggio esatto, con più di una possibile traduzione, in alcuni dei siti che forniscono versioni e traduzioni online. Cicerone, Tusculanae disputationes, V, Segno che continua a essere un classico. Non andavo male in latino. Bisognerebbe, forse, aggiungere: È la prima grande difficoltà di ogni versione in classe: Ho provato a chiedere ad altri traduttori in classe di ieri e di oggi.

Chi non riesce a ricordare un passaggio preciso ricorda comunque la sensazione di smarrimento e di frustrazione di fronte a una o più frasi che proprio non avevano senso. Lo spaesamento prodotto dal nome proprio di un personaggio ignoto ma decisivo nelle poche righe di quella versione. La ricerca — sempre sconsi Infine la correzione. È una pratica, questa della traduzione in classe, che continuano a sperimentare tantissimi allievi e allieve delle scuole superiori italiane.

Ormai, è vero, si tratta solo di traduzioni dal latino o dal greco, perché dalla didattica delle lingue moderne inglese, francese, tedesco ecc. A saper tradurre insegnano, oggi, buona parte dei manuali scolastici di latino e greco: Insomma, quello della traduzione in classe è un mondo enorme e spesso disconosciuto: Mi chiedo: E che poi si intreccia in modi spesso interessanti con la variegata galassia degli studi inter culturali e postcoloniali: Ci viene, da questa linea di riflessioni e ricerche, un suggerimento pedagogico prezioso: La prima risposta potrebbe essere: Adamo, La traduzione come metafora concettuale, in Id.

Mentre le teorie della traduzione parlano di incertezze, pluralità, ambiguità, aporie, le tecniche della traduzione soprattutto della traduzione in classe assumono la forma di pianificazioni ben organizzate, che si preoccupano soprattutto di identificare, ordinare, gestire in modo razionale e funzionale problemi e difficoltà che sembrerebbero destinati a svanire non appena si individuino con chiarezza e precisione il predicato verbale e il soggetto.

E qui forse troviamo anche in classe, ma in negativo, alcune delle osservazioni sviluppate da chi si occupa di traduzione nei contesti postcoloniali. Discutendo da un punto di vista del Sud del mondo le riflessioni di. Benjamin, Il compito del traduttore , in Angelus Novus, trad. Solmi, Einaudi, Torino , pp.

Bhabha, I luoghi della cultura , trad. Perri, Meltemi, Roma , p. Spivak, Critica della ragione postcoloniale , trad. Potremmo fermarci a questa prima risposta. Potremmo confrontare le nobili suggestioni pedagogiche che ci vengono dai translation studies con le miserie di tante traduzioni in classe. Ma sarebbe, probabilmente, un grossolano errore di traduzione se ci limitassimo a passare in questo modo dal compito del traduttore al compito del traduttore in classe. Dovremmo invece provare a fare anche la strada contraria, la più difficile, quella che parte dalle pratiche in classe per farle echeggiare, la metafora è ancora una volta di Benjamin,6 nella foresta dei translation studies.

Ci servirebbero qui delle vere e proprie etnografie di quello che accade in classe quando si traduce una versione. Non ne abbiamo, mi pare. Il gruppo A e A Materie letterarie, latino e greco mi dà delle risposte che non hanno nulla da invidiare a quanto di-. Clifford, Strade. Viaggio e traduzione alla fine del secolo XX , trad. Lomazzi e M. Sampaolo, Bollati Boringhieri, Torino , p. Benjamin, Il compito del traduttore, cit. Ne riporto tre, relative rispettivamente al lessico, alla pratica della traduzione e al valore formativo delle lingue classiche: Lavoro svolto da: Longhino, L.

Marcuz, M. Rigato, R. Vidoni, D. Corazza, G. Livan, C. Tiburzio, P. Sono solo due esempi, ma bastano, credo, a mostrare come le pratiche effettive dei traduttori in classe possano essere il corrispettivo — altrettanto interessante e spiazzante — delle parole di Benjamin: Anzi, mentre la parola del poeta sopravvive nella sua lingua, anche la più grande delle traduzioni è destinata a entrare e a essere assorbita nello sviluppo della lingua, e a perire nel suo rinnovamento.

Per esempio per molte lezioni di italiano. Basti pensare a quanto si legge nelle ultime pagine di Lettere a una professoressa, a proposito di un compito che aveva per oggetto alcuni versi dei Sepolcri. Era vero non lo avevo studiato. Ma è una bugia. Non ha voluto far fatica per noi. Resta un fatto. Alcuni insegnanti, Derrida e Bhabha ci direbbero: Don Milani e Spivak aggiungerebbero: Lavorarci sempre, ogni volta di nuovo, è il compito in classe del traduttore. Se il nostro viaggiatore presterà attenzione a come la gente co-. Aldo Mazza insegna Glottodidattica e Didattica linguistica integrata e pedagogia degli scambi alla Libera Università di Bolzano.

Anche in questo caso, se avrà seguito le vicende politiche di questa terra, saprà spiegarsi tale fenomeno. In provincia di Bolzano il bilinguismo è un obbligo di legge per la comunicazione pubblica e un requisito indispensabile per i privati che vogliano, come si dice, stare sul mercato. Queste particolarità — il fatto che le due lingue si intrecciano e il fatto che esse vengono continuamente tradotte — mettono in evidenza diversi fenomeni che non si ha invece occasione di osservare in quelle realtà dove di fatto prevale il monolinguismo.

Traduzioni invisibili Per chiunque voglia imparare una lingua straniera, il dizionario è uno strumento indispensabile, anche se sappiamo bene che non basta conoscere il significato delle parole per capire il senso di una frase e tanto meno per produrre una frase di senso compiuto. Tutti abbiamo fatto ricorso al dizionario per comprendere il significato di un termine sconosciuto incontrato leggendo un testo o ascoltando qualcuno parlare, ovvero quando ci siamo trovati Bisogna a questo riguardo fare i conti con un fenomeno che viene confermato da molti studenti che frequentano corsi di lingua. Il fatto interessante è che la traduzione è diventata invisibile.

Il fatto che essa sia presente parifica le due lingue, realizzando il diritto dei cittadini di poter utilizzare la propria lingua, ma ha scarsi effetti sul processo di apprendimento. Non a caso la moderna didattica delle lingue raccomanda di non tradurre i termini sconosciuti, ma di spiegarli con Chiaro il messaggio, ben definito il destinatario. Si direbbe uno slogan azzeccato, se non fosse per un piccolo-grande infortunio occorso proprio in provincia di Bolzano ai militanti del partito che hanno voluto tradurlo a uso della popolazione di madrelingua tedesca.

Dice infatti quella versione: Ecco allora che il significato dello slogan in tedesco diventa: In un luogo dove tutto va tradotto questo rischio aumenta proporzionalmente, diventando una fonte di equivoci per chi dimostra di non sapersi muovere nelle culture di cui le due lingue sono portatrici. Questi ultimi sanno bene che ogni lingua fa uso di parole specifiche, senza equivalenti in altre lingue. Come tradurre allora lo slogan pubblicitario di una nota marca di birra prodotta in provincia di Bolzano: Alla connotazione personale e affettiva di quella parola, se ne affianca infatti una apertamente collettiva e politica. Se si vuole, un tradimento del testo originale: Traduzione spregiudicata quindi, ma a suo modo coerente ed efficace.

In questo caso la versione adottata per il pubblico italiano degli istituti dice: E qui siamo davvero lontani dal richiamo del messaggio originale, che fa appello come ormai sappiamo soprattut Tradurre è anche tradire, come dicevamo. E anche qualcosa in più. Sempre ragionando sugli ultimi esempi proposti, si potrebbe ipotizzare che dietro alle scelte dei nostri traduttori si nasconda qualcosa di ancora più sottile e profondo. Eppure nessuna di quelle possibilità è stata usata. Perché non hanno usato questi termini? La ragione deve essere cercata in un contesto extralinguistico, e cioè nelle diverse memorie collettive legate alla storia locale.

Piuttosto improbabile tuttavia, perché in Austria e in Germania i telefoni pubblici funzionavano con le comuni monete. Altrimenti, di certo essi avrebbero avuto un nome per designarlo. Oltre a termini intraducibili, esistono termini che non vale la pena di tradurre. I puristi possono storcere il naso, ma resta il fatto che tali interferenze sono quanto mai indicative. È da notare che quelle dal tedesco in italiano stanno diventando sempre più frequenti in provincia di Bolzano, dove negli ultimi decenni la lingua della minoranza nazionale ha vissuto una vera e propria rinascita grazie alle specifiche norme di tutela introdotte dallo Statuto di autonomia.

Traduzioni, cultura e immagini Vi sono espressioni che diventano comprensibili solo conoscendo a fondo la realtà socioculturale da cui esse provengono. Prova ne sia un semplice esercizio proposto in corsi di formazione rivolti a insegnanti di lingua italiana e tedesca. Sono queste immagini che permettono di scoprire somiglianze e differenze tra le culture di cui le lingue sono portatrici. Anche se esse Vivere in una realtà come la nostra, dove le lingue si intrecciano, significa fare costantemente i conti anche con questo immaginario dietro alle parole, che è cosa assai più ricca e complessa della pura e semplice traduzione semantica.

Traduzioni rifiutate Per mettere in evidenza un altro effetto sorprendente del contatto tra le lingue è il caso di fare menzione di un ricordo personale che riguarda mia figlia Martina, madre tedesca e padre italiano. Aveva poco più di un anno, allora, e passava ore a giocare nel giardino di casa, dove tenevamo in un recinto alcuni conigli. Muovendo i primi passi, si dirigeva immancabilmente verso la rete.

Osservava i conigli e allungava le mani per toccarli e prenderli in braccio. Fu durante uno di quei momenti che, dai suoni indistinti e affascinanti tipici della fase della lallazione, venne fuori una nuova parola, forse la prima che riguardasse il mondo esterno. Quanto a me, ero pieno di teorie. Fu proprio quel rifiuto a provocare, in me, un effetto che definirei come un apprendimento di ritorno. È dimostrato infatti che i nuovi termini si fissano meglio nella nostra memoria quando siamo noi a scoprire il loro significato, sulla base di una perifrasi o di sinonimi o di altre forme di incoraggiamento.

Quando invece ci viene suggerita bella e pronta la traduzione tendiamo a dimenticarla subito dopo averla usata. Diverso è invece il caso in cui il nostro interesse primario non è quello di apprendere, ma piuttosto quello di esprimerci — e di farlo nel modo più preciso possibile. Per spiegarci meglio ricorreremo a un esempio che già conosciamo. Essa dice inoltre che questa immedesimazione è consapevole e cosciente, tanto da avere un nome specifico e assai ricorrente, che non ha equivalenti nella lingua italiana. Per chi si trova in questa fortunata condizione, la mancata traduzione è addirittura garanzia di una perfetta comunicazione. La cosa appare rassicurante per chi vive parlando esclusivamente una lingua.

Magari, vivendo in Alto AdigeSüdtirol, ha spesso percepito come un peso o come un fastidio la sfida di confrontarsi sui due piani espressivi. Riferimenti bibliografici S. Baur, Le insidie della vicinanza, alpha beta, Merano Baur, R. Scritti sul Sudtirolo, alpha beta, Merano Lavori in corso. Umberto Eco e Claudio Magris con i loro traduttori.

Si è trattato di un secondo appuntamento un incontro analogo si è svolto nel a Trieste , quasi a voler ribadire che confronti fra autori e traduttori travalicano i confini di semplici consultazioni, volte a risolvere e dirimere questioni traduttologiche contingenti — a Pola si è discusso in primo luogo dei romanzi Alla cieca di Magris e La misteriosa fiamma della regina Loana di Eco. Succede sovente che tali confronti suggeriscano ipotesi di lavoro più ampie, se non addirittura osservazioni teoriche sul tradurre. Che annotazioni a margine possano avere credito teorico e soluzioni, a prima vista provvisorie, statuto di scientificità, sembra essere accettato da molti addetti ai lavori, tanto più se a presiedere simili sessioni sono due protagonisti della letteratura e critica letteraria contemporanea che da anni a vario titolo si occupano di traduzioni vuoi perché traducono, vuoi — e molto più spesso — perché vengono tradotti e collaborano con i propri traduttori, vuoi, infine, perché elaborano in seguito le proprie osservazioni dando vita, in certi casi, a poderosi volumi.

Veronika Brecelj vive a Trieste, insegna nelle scuole slovene, traduce in sloveno testi filosofici e letterari. Eppure si traduce, e allora per rispondere alla domanda si potrebbe, forse, ricorrere al rigore kantiano e tentare di indirizzare il problema in questi termini: Dunque, se la questione diventa: Tradurre obbliga a scegliere, rinunciare, perdere, ma fa anche guadagnare, fa vibrare il testo di potenzialità nuove.

Ogni scelta, anche la più insignificante, mette in gioco calcoli di una complessità infinita: Che il livello ritmico di un testo debba essere assolutamente preservato, sembra essere convinzione comune degli scrittori. Per salvaguardare il ritmo, continua Eco, il traduttore E i traduttori? E, allora, prima di tradurre bisogna capire, interpretare, fare una scommessa, afferma Eco, sul senso di un testo. Un traduttore è un tuo interprete, ma un interprete di tipo particolare, che ti ha letto con attenzione spasmodica, che di solito conosce la tua opera meglio di te stesso — e che con le sue domande o le sue proposte ti convince che sovente un testo è più intelligente del suo autore, e cioè dice cose a cui tu non avevi pensato.

È difficile imbrogliare un traduttore. Non necessariamentre, replica Eco: Anzi, aggiungiamo noi, per essere ancora più rigorosi, non deve proprio modificarlo. Ma se, per ritornare alla questione dei falsi, alzando la posta, e seguendo il traduttore ungherese di Eco, Imre Barna, fossero falsi il carattere della traduzione, come pure i problemi che il traduttore abitualmente lamenta? Una traduzione non riguarda soltanto il passaggio tra due lingue, ma tra due culture, tra due enciclopedie, ribadisce la traduttrice russa delle opere di Eco, Elena Kostioukovitch. Anche nel tradurre semplici filastrocche che compaiono nel romanzo La Ogni gesto traduttivo è allora gesto interculturale.

Nelle dispute traduttologiche ricorre spesso, a tal proposito, la metafora della traduzione come viaggio: Già Goethe consigliava al traduttore di comportarsi come un viaggiatore, di adattarsi alle consuetudini di una diversa popolazione, assimilarne gli usi linguistici, la mentalità e i costumi. Secondo Eco il criterio dovrebbe essere flessibile per i testi moderni: Mantenere in tensione ambedue, suggerisce Magris: Ci sono piuttosto lealtà, onestà, rispetto, pietà.

Abbiamo chiesto loro di raccontarci brevemente esperienze e problemi. È una donna a firmare. Si tratta di una lettera, e di una donna a una donna. Madame de Maintenon scrive a Madame Brinon. Dice, insomma, questa donna, che al Re dona tutto. Sembrerebbe più conveniente scegliere la parola più comune, e insieme più generale, che porta in sé anche il senso più specifico, senza imporlo dove non emerge, o dove non funziona.

Dando 1. Derrida, Donare il tempo , trad. Berto, Raffaello Cortina, Milano , p. Sicuramente questa seconda versione è più scorrevole. È forse anche più corretta e, in un certo senso, più appropriata: Perché farli tacere? Tornando, per il momento, alla scorrevolezza, è vero che si potrebbe fare anche di meglio. Per esempio: Si tratta infatti della lettera di una donna a una donna. Le dice, in sostanza, che dà tutto al Re. Con un ultimo ritocco, si potrebbe tradurre anche la citazione iniziale. Eppure, anche dopo una certa distanza di tempo, dopo essermi esercitata ulteriormente nella traduzione, manterrei, ancora, la scelta iniziale.

Nella traduzione italiana di Donner le temps, alla fine del passo citato compare una nota: Sembrerebbe dunque che, almeno per quanto riguarda la traduzione di donner, la scelta nasca da un ripiego: E il lettore è subito avvertito che quel passo impacciato in cui si è imbattuto non è solo un problema di avvio, di adattamento; al contrario, lo 2. Ivi, pp.

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